....Nel Cristo Dio fatto uomo , troviamo il sostegno per la nostra debolezza e le risorse per raggiungere la perfezione. L'umanità di Cristo ci rimette in piedi , la sua condiscendenza ci prende per mano , la sua divinità ci fa giungere alla méta....


S.Agostino

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giovedì 1 dicembre 2011

Card. Scola : Anche il teologo di professione ha bisogno della parrocchia

La Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, della quale è ormai parte significativa l'Istituto Superiore di Scienze religiose di cui celebriamo oggi cinquanta anni di fondazione, rappresenta, da tempo, un punto di riferimento per la riflessione sul compito della teologia e sul metodo teologico, condotta in dialogo critico con le istanze dell'odierna travagliata condizione culturale.
Già la cosiddetta Scuola di Venegono, ben radicata nella grande tradizione del pensiero cristiano, aveva costituito, con i suoi illustri protagonisti, un centro di studio capace di affrontare problematiche decisive di cui lo stesso concilio Vaticano II si è fatto interprete.
Il confronto con la modernità e i suoi sviluppi più recenti, la rilettura del rapporto tra natura e grazia e la cosiddetta quaestio del soprannaturale, la ricezione ed elaborazione attenta del cristocentrismo e della singolarità dell'evento di Gesù Cristo, l'ampia riflessione sull'epistemologia teologica e le questioni chiave legate al ripensamento delle tematiche teologico-fondamentali e teologico-spirituali, come anche a quelle della teologia biblica, morale e pastorale, sono solo alcuni dei temi affrontati in questi anni con competenza e coraggio dalla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale.
In questo quadro mi pare si collochi il lavoro di ripensamento del Trattato di Antropologia Teologica messo in atto dalla Facoltà, che ha trovato significativa espressione in tre numeri monografici della rivista "Teologia", pubblicati dal 2009 al 2011.
La ricerca ha evidenziato la necessità di una nuova svolta in antropologia che va ben oltre l'attualizzazione terminologica in vista di una migliore efficacia comunicativa. Tanto più che la riflessione antropologica messa in atto dalla teologia che maggiormente si è imposta nei decenni passati, ha certamente concesso più spazio al dato antropologico in quanto tale, ma non ha sempre saputo rendere conto della singolarità di Gesù Cristo. Non di rado si è esposta alla deriva che von Balthasar aveva identificato come "riduzione antropologica" della rivelazione stessa.
È stimolante l'intento dichiarato dal primo dei tre quaderni citati. Mostra come la fede in Gesù Cristo, rivelazione storica di Dio, non solo è in grado di apprezzare il valore del soggetto umano, ma si documenta come condizione per la sua concreta ed universale realizzazione. Altrettanto importante è il progetto che si profila nel quaderno successivo, in cui prende corpo la necessità di un'antropologia della libertà incentrata sul tema dell'atto. In tal modo l'evento di Gesù Cristo può mostrarsi come il momento fondativo ontologico dell'antropologia.
In buona sintesi, si tratta di tematizzare il carattere originario dell'evento di Cristo. Esso fonda la possibilità per ogni uomo di compiere la propria libertà nella scoperta del legame indissolubile tra verità e storia. È questa la strada di cui si fa carico il terzo dei fascicoli citati, per giungere a ripensare l'architettura fondamentale del trattato di antropologia teologica.
In questa prospettiva il ripensamento messo in atto sfocia, quasi naturalmente, nell'idea che un'antropologia adeguata sarà sempre un'antropologia "drammatica"...................

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