....Nel Cristo Dio fatto uomo , troviamo il sostegno per la nostra debolezza e le risorse per raggiungere la perfezione. L'umanità di Cristo ci rimette in piedi , la sua condiscendenza ci prende per mano , la sua divinità ci fa giungere alla méta....


S.Agostino

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mercoledì 16 novembre 2011

Cardinal Bergoglio lascia la presidenza dell'episcopato Argentino

L’identikit dei designati agli incarichi elettivi conferma a suo modo il consenso che la Chiesa argentina continua a riservare al suo primate. Negli anni vissuti come presidenze dell’episcopato, Bergoglio ha assicurato una sostanziale unità d’intenti condivisa dalla stragrande maggioranza dei vescovi. Senza imporre conformismi e modelli unici, la sua dedizione alla pastorale ordinaria nel segno del «fervore apostolico» e della «mansuetudine» ha tenuto lontana la Chiesa dalla tentazione di auto-concepirsi come corporazione politico-sociale, fornendo un punto di riferimento unitario per sensibilità ecclesiali di diverso accento. Anche i rapporti non idilliaci con il kirchnerismo hanno finito per incanalare i rapporti della Chiesa con la politica in un alveo istituzionale, sgombrando il campo dalle promiscuità a rischio corruttela tra settori governativi e membri dell’alto clero che avevano segnato la stagione della presidenza Menem.

Per Bergoglio, nella condizione attuale, la missione continentale che gli episcopati latinoamericani si sono dati come consegna nel 2007 all’assemblea di Aparecida comporta il passaggio da una idea di Chiesa come “regolatrice” della fede a una Chiesa facilitatrice della fede. In una rara intervista concessa mercoledì agli operatori dell’equipe stampa e comunicazione della Conferenza episcopale nazionale, l’arcivescovo di Buenos Aires ha riproposto alcuni tratti distintivi della sua sollecitudine pastorale, focalizzando l’attenzione anche sulla tentazione diffusa del neo-clericalismo: «Noi preti tendiamo a clericalizzare i laici. E alcuni laici ci chiedono in ginocchio di essere clericalizzati… È una complicità peccatrice(…). Il laico deve vivere come laico con la forza del battesimo, che lo abilita a essere fermento dell’amore di Dio nella società (...). Per seminare speranza e proclamare la fede, non da un pulpito ma nella vita quotidiana».